sabato 13 ottobre 2018

Art by Robert Auer (Zagabria,1873 - 1952)



































Non esiste innocenza in questa lingua
ascolta come si spezzano i discorsi
come anche qui sia guerra
diversa guerra
ma guerra – in un tempo assetato.
Per questo scrivo con riluttanza
con pochi sterpi di frase
stretti a una lingua usuale
quella di cui dispongo per chiamare
laggiù perfino il buio
che scuote le campane.

Antonella Anedda (Roma, 1955)

sabato 6 ottobre 2018

Art by Erzsebet Korb (Budapest, 1899 - 1925)


Sei la mia strada in un viaggio chiamato amore!

- “Perché, cosa mi faresti?”

- “Mia. Ti farei mia.”

*

Lo sentivo che sarebbe successo, quel crescendo di sensazioni che avevamo
sperimentato durante le tre settimane passate insieme in quel piccolo bungalow isolato, immerso tra il profumo dei pini marittimi lungo la costa ionica.
Si trattava solo di sesso o della ritrovata passione, che ci aveva tenuti uniti?
Non me l'ero neppure chiesto in quei giorni, felice com'ero del riaccendersi del desiderio. Era la riprova di quello che l'amore può fare, la sensualità, la bellezza, la tua fisicità, erano il condimento che aveva scatenato in me l'eros durante i primi anni della relazione, ed ecco che da un anno a questa parte tutto questo era andato scemando. Ormai, negli ultimi tempi, facevamo l'amore si e no, tre volte al mese, con scarsi risultati, ed eri sempre tu a cercarmi.
È stato un duro colpo per tutti e due la perdita della mia libido, era in pericolo la nostra unione, anche se riluttanti a scioglierla per il grande amore che ci univa.
Certo che doveva essere demoralizzante per una donna incantevole e voluttuosa come te vedersi negare a letto una notte dopo l'altra; anche se non lasciavi trasparire la frustrazione, motivo della tua infelicità e, la rabbia, che a me sarebbe apparsa naturale.
Lo stavi pagando a caro prezzo l'affetto che provavi per me, però la tua spinta sessuale ci ha portati a provare questo, chiamiamolo, esperimento; lontani da tutto e da tutti... una nuova luna di miele.
Talvolta sei meno vivace e reattiva di quanto desideri, però mi piace la sua sobrietà, la tua calma, la tua sicurezza. Abbiamo trovato un sistema di convivenza che ci da la forza nell'affetto reciproco; niente più per me la noia mortale di un rapporto di indifferenza che mi aveva creato ferite profonde.
Un matrimonio burrascoso mi aveva portato ad una forte depressione, che immancabilmente è sfociato nella separazione, che mi costrinse nel sottopormi a delle terapie di psicanalisi.
Ero guarito al meglio e, in larga misura grazie alla tua angelica entrata nella mia vita. Forse non sarò più quello di un tempo, ma nemmeno sono da buttare via.
Con te la mia vita era tornata stabile e ordinata, dopo quei momenti burrascosi.
Ce la stavamo cavando egregiamente, senza intoppi, stavamo così bene
assieme che mi sembrò così strano di avere una ricaduta, mi prese un'apatia che non capivo, poi iniziò a calare lo stimolo sessuale. Anche se l'affetto per te non era mutato, anzi ti volevo un bene dell'anima. Più ci pensavo, più cadevo in una deprimente prostrazione, ero disorientato.
Alla fine mi vidi costretto a contattare il mio vecchio psicoanalista per trovare rimedio alla nuova situazione... ma ecco, che come era arrivata la pace dei sensi, si fa viva una passione che non avevo mai avuto prima.
Passione non sarebbe la parola giusta... questa era lo spasmo nel pene eretto.
A letto ero una macchina del piacere, ero un concentrato d'erotismo, proteso nel darmi e darti il massimo del godimento. Nell'acme della passione ti facevo di tutto, ti succhiavo l'orecchio, scendevo sul collo che coprivo di baci e di succhiotti, mordevo la carne del tuo corpo, eccitatissimo ti coprivo di lascive carezze.
Ero salvo! Grazie al tuo amore, alla tua abnegazione, che aveva risvegliato la latente libido pronta a riesplodere.
Dopo aver dormito assieme, con indifferenza, per quasi un anno, dopo aver cominciato a temere il peggio riguardo il nostro futuro, ecco che abbiamo ritrovato la gioia di vivere, con il giusto apporto erotico.
Ti chiedevo se eri felice mentre guardavo la tua carnagione che portava i segni del passaggio dei miei denti. Ti limitavi a sorridermi e a chiudere gli occhi per continuare a godere ancora - ancora un altro po'; con il viso trasognato ti portavo di nuovo a toccare l'estasi.
Siamo fatti l'uno per l'altra e questo ci terrà uniti per sempre.

La sera dopo aver cucinato e cenato con quello che avevamo preso al mercatino, si stava abbracciati come novelli amanti sul giaciglio in canna di bambù posto all'esterno rimirando il cielo illuminato da miriadi di stelle, in una quiete paradisiaca interrotta solo dal lontano sciabordio del mare. Mi sentivo attratto dal tuo viso illuminato da quel chiarore irreale, ti baciavo continuamente il viso, dicendoti quanto ti amavo con frasi ad effetto come non mi succedeva da tempo, nel mio scrutarti ti vedevo bellissima; eri bellissima, statuaria, il tuo corpo era il meglio che un uomo possa desiderare.

Dovendo descriverlo inizierei dai capelli, che fanno da contorno al tuo solare viso; neri, vaporosi, dove immergendo le dita mi procura piacere e, so per certo lo dia anche a te.
Incastonati nel viso degli occhi profondi, dal colore della bruna terra - dopo che il vomere l'ha rivoltata mettendola a nudo - li ci potevo leggere la felicità che questo momento era parte di noi. Succoso il taglio delle labbra carnose che sapevano baciare con sensualità e, voracità quando eravamo uniti nell'estasi amorosa. E che dire delle piccole perfette orecchie, dove la mia lingua, la mia bocca si soffermavano donandoti brividi di piacere. Delizioso il lungo collo sede dei baci più voluttuosi, dove il soffermarmi era non solo piacevole ma anche eroticissimo; a quel contatto la mia bocca si faceva famelica, succhiando, mordevo in quelle nelle notti di amplessi infiniti che ci trovavano all'alba abbracciati.
Le spalle, quante volte le ho baciate, accarezzate, mentre ero su di te, dentro di te; mi donavi il tuo morbido corpo con tutta te stessa, ansimante all'apice del piacere ti tenevo stretta e, mentre i corpi erano scossi da sussulti, la mia bocca si apriva su quella carne tra collo e spalla urlando il tuo nome.
Il meraviglioso petto, il creatore non poteva fare di meglio, il tuoi seni vanno descritti minuziosamente: l'attaccatura alta conferisce alla struttura la giusta ampiezza; due globi dalla forma perfetta, con l'apice sormontata da una cuspide circondata da una leggera increspatura bruna, dove le mie labbra si aprono nel darti leggeri succhiotti e, dove le mie dita come piume la sfiorano.
Oh! il tuo ventre, meraviglia tra le meraviglie, con al centro il grazioso ombelico, carnoso cappelletto da assaporare; dove il mio viso tante volte si è adagiato cospargendolo di baci, mentre tu mi accarezzavi i capelli dopo aver fatto l'amore. La solida schiena segnata da striature rossastre, residuo di turbolenti amplessi, termina con le fossette di Venere, dove i miei baci e le mie carezze ti fanno sentire una dea. Poco sotto solidi promontori carnosi, piacevoli al tatto e alla vista sono le tue natiche, non per niente questa parte anatomica femminile scrittori e poeti le hanno descritte come un miracolo della natura, la mia bocca, le mie mani, ne hanno tratto il giusto godimento.
Tra le splendide cosce mie deliziose prigioni, il monte di Venere, fonte di ogni piacere, si stagliano le labbra dall'interno roseo, dove le tue dita ti fecero provare i primi piaceri giovanili, ora sono io che te le titillo, con dita e lingua, portandoti ad orgasmi spasmodici, prima di sprofondare in te con il mio cazzuto membro.
In questi giorni, sarà il clima, sarà il mare, facciamo l'amore tutte le notti, sono amplessi travolgenti, dove nulla è lasciato al caso, sia io che tu diamo il meglio di noi per soddisfarci, lasciandoci stremati, con le carni tremanti.

L'altra notte sei stata fantastica; la doccia ti aveva lasciato addosso il profumo del tuo bagnoschiuma preferito; un mix di aromi esotici conturbanti che ben conoscevo. Uscita dal bagno camminando sulle punte dei piedi, con civettuolo movimento lentamente ti sfilavi la vestaglia, guardandomi fisso, con le labbra semichiuse da dove spuntava la punta della lingua che le umettava; - certo che quando vuoi fare di te la femmina che si propone sei stupenda. -
Il body rosso con trame in nero ti fascia perfettamente il prosperoso, provocante corpo, il corpetto conteneva a fatica il florido seno, le gambe velate da autoreggenti nere, che nascondevano ma non celavano - quanta bellezza in questa creatura - mentre rimiravo l'incedere verso il letto, dove mi ero comodamente adagiato su due guanciali sfogliando una delle tue riviste di gossips, in trepidante attesa. Bastava solo quella visione per provocare in me l'eccitazione che gonfia il membro, fino a poco prima adagiato in assoluto riposo.
Ti vedo già vogliosa, ti appoggi puntando un ginocchio sul bordo del letto e, ti sporgi verso di me, ti fai annusare appoggiando l'incavo dei seni sul mio viso.
Deliziosi oggetti del mio desiderio, cerco di abbracciarti, ma tu con un movimento repentino mi sfuggi, non prima di avermi dato un fugace bacio sulla bocca. Adesso il pene è ritto e si muove sotto la spinta del sangue che pompa nelle cavità; ritta ai piedi del letto, mi mandi sguardi luciferini mentre fai scendere le spalline del body, lentamente fino a scoprire le brune aureole, per poi ricacciarle nelle coppe facendo risalire le spalline. Non mi trattengo più, impugno il cazzo e inizio a muoverlo su e giù, scoprendo il glande paonazzo: “Dimmi che lo vuoi amore... dimmelo, così mi mandi fuori di testa.” Per tutta risposta ti giri e piegandoti mi mostri il sedere e, scodinzolando con le dita sposti l'esiguo tessuto che lo contiene spingendolo tra le chiappe - “questo è troppo diavoletta” - Ritorni sui tuoi passi avvicinandoti a bordo letto; allungando le braccia riesco a sfiorarti, mi prendi le mani tra le tue intrecciando le dita e ti chini sul cazzo dalla cappella lucida, lo circondi con le labbra iniziando a spompinarlo, mi sento un tuo oggetto e, questo mi eccita tantissimo, anche per la vista delle tette che ballonzolando sono sul punto di uscire dal corpetto. Alcuni violenti affondi sull'asta mi portano quasi al limite, ti ritrai trionfante, lasciandomi senza fiato. Ritta con le mani sui fianchi mi sorridi... - quando si descrive la bellezza non si ha idea di cosa sia in verità, ecco adesso lo so - appoggi il piede sinistro sul bordo letto e inizi a srotolare la calza, lentamente, fermandoti ogni tanto guardando la mia reazione - sei favolosa quando tiri fuori da te il meglio dell'erotismo - rimango incollato con lo sguardo sui tuoi movimenti - scesa sulle caviglie la prendi tra le dita e la lanci su di me e, con uno sguardo che prelude ad altro ancora, inizi a far scivolare con maestria l'altra calza, che va ad aggiungersi alla prima sul mio petto. Alzi le braccia al cielo ruotando su te stessa mettendoti in mostra - bella quanto sei bella - prendi fra le dita le spalline del body come avevi fatto in precedenza e le fai calare; esplodono rilasciati dalle coppe i voluminosi seni dai grossi bruni capezzoli ritti, spingi verso il basso il rosso tessuto facendo movimenti ondulatori, scoprendo poco a poco il resto del corpo; ecco adesso è ammucchiato ai tuoi piedi, nessun velo più lo cela al mio sguardo; adesso a fare da contrasto c'è solo il candore in due esigue parti, le parti coperte dal costume da bagno in due pezzi, che sembrano mettere in evidenzia le più importanti zone erogene.
Dalla sacca in uso quando scendiamo in spiaggia togli il foulard con il quale tieni raccolti i capelli e, raccomandandomi di stare fermo, mi bendi gli occhi - cosa le sta frullando per la testa stasera, mi chiedo - non opponendo alcuna resistenza ti lascio fare, con le calze mi leghi i polsi tra di loro bloccandoli alla testiera del letto. Sentirmi addosso il tuo corpo nudo che mi sfiora e, non vedere quello che stai progettando è veramente erotico mi fai andare a mille. Ti sento trafficare tra le tue varie creme... un ronzio mi allarma - che starà mai combinando? - sento di nuovo il tuo corpo vicino al mio, la bocca si appoggia sulla mia dandomi un bacio appassionato.
Sono steso in attesa di qualcosa che non intuisco, adesso le tue labbra percorrono tutto il mio corpo, baci leggeri, baci umidi, piccoli morsi, ti posizioni tra le mie gambe bruscamente aperte e inizi a leccarmi lo scroto salendo lungo il pene, che aveva perso parte della suo turgore, al tocco delle sue labbra si ringalluzzisce svettando impaziente. Ecco di nuovo il ronzio che adesso intuisco sia il tuo dildo, - non vorrà usarlo su di me quell'aggeggio? - sì che vuole, inizia appoggiandolo sul mio cazzo, in particolar modo sul frenulo, sul glande e tutto attorno, ogni tanto ferma quell'aggeggio circondando con la bocca il cazzo spingendoselo in fondo alla gola; mi stava dando un piacere nuovo, molto eccitante.
Ti sento salire su di me a gambe aperte, ti soffermi sul mio ventre strusciando sul membro, gli fa sentire la fica umida, per poi risalire fin sul mio viso: - "fammi sentire la tua bocca, la tua lingua; la mia fica ti appartiene, fanne quello che vuoi" - ero esterrefatto, questo tuo esuberante lato erotico era il meglio che potevo desiderare.
Ti muovi cercando il massimo piacere dalla mia affamata bocca, infilo ritmicamente la lingua nella fica che rilascia umidi umori; i tuoi convulsi movimenti mi fanno capire quanto sia il piacere che stai provando.
È il tuo stupendo corpo su di me, che posso solo immaginare mentre scivoli verso il basso lasciandomi affannosamente respirare, ti stendi completamente sul mio corpo, i tuoi seni appoggiati sul mio petto, con i turgidi capezzoli che sfreghi sui miei, mentre la tua bocca si concede alla mia con le lingue che lottano per il predominio, in questo scambio di salive.
Scende la tua mano facendosi padrona del cazzo e inizi a farlo muovere sulla fica, con l'altra mano accendi il dildo e inizi a passarmelo sul petto, sui capezzoli, sento che introduci il pene nell'accogliente fica mentre ti ergi, non prima di avermi messo a disposizione della bocca i seni che lecco e succhio avidamente, mi manca non poterli toccare.
Quanto godo mentre ti muovi su di me, prigioniero ma deliziato dalle tue mani e dall'oggetto ronzante che passi sul petto; - “slegami amore mio, voglio toccarti anch'io” - rallenti i movimenti mentre le mani armeggiano liberandomi; che sollievo, adesso posso provare il piacere della tua carne sotto le mie mani.
Scorrono sui tuoi fianchi, sui tuoi glutei, salendo sulla schiena, sulle spalle, scendendo sui seni, che faccio miei con carezze stuzzicando i capezzoli.
Ti pieghi di nuovo offrendomi la bocca e mentre mi baci sciogli il foulard che mi copriva la visuale del corpo che tanto amo.
Guardo il tuo viso, sei deliziosa cosi sfatta dal piacere; il gioco adesso lo conduco io, ti giro di schiena, cominciando a baciarti e leccarti dal basso verso l'alto, soffermandomi sul collo e sulle orecchie, per poi scendere tra le chiappe aprendole con colpi di lingua, allungo la mano prendendo un cuscino e te lo infilo sotto il ventre; impugno il cazzo e comincio a passarlo tra le cosce, lo inumidisco passandolo sulla fica, con la saliva preparo la via per l'entrata posteriore, leggere spinte per aprirmi la strada nella stretta rosellina; un tuo gemito e sono dentro, prima lentamente per poi lasciarmi andare in affondi che ti squassano; prendo il dildo e te lo passo sulla fica, sul clitoride, mandandoti in estasi, il tuo corpo è preso da scossoni che preludono l'orgasmo finale che precedono di poco il mio, vengo travolto dal piacere mentre lo sperma inonda le tue viscere.
Stesi di schiena respirando affannosamente ci teniamo per mano, guardando il cielo stellato testimone del nostro amore. Sei tanto adorabile quando con l'aria da ragazzina, le guance arrossate nel groviglio delle lenzuola ti accucci tra le mie braccia.
Tremo al pensiero di perderti.

*

Donami anche solo una piccola parte di ciò che sei.
Ti ascolterò in un silenzio.

*
- Roberto Norberti -

giovedì 4 ottobre 2018

Art by Alfredas Jurevičius (Telšiai, 1959)

















Perché la solitudine
talvolta è la migliore compagnia,
e un breve esilio rende dolce il ritorno.

John Milton (Londra, 1608 - 1674)

martedì 2 ottobre 2018


Art by Werner Petzold (Leipzig, 1940)


Riflessioni sull'Amore e Altro

Gelosia... ossessione creata dall'umano pensiero che rende difficile il vivere.

*

In una relazione sentimentale non sei più sicuro di te, sei preso dal vortice dell'ossessione, quando ti rendi conto che la tua amata è nel pieno della maturità sessuale e tu l'hai passata da, da un po'.
Ti senti in ansia se non la contatti ogni giorno, se non le parli al telefono e, in ansia anche dopo averla sentita.
Mi rammento di alcune relazioni avute in passato che pretendevano chiamate regolari, telefonandomi in continuazione... adesso sono io che lo desidero: la mia droga telefonica giornaliera.
Dov'è l'appagamento, dov'è il senso di possesso se non posso averla?
Non trovo pace in questa storia e, non ci potrà mai essere, la differenza di età mi procura un dolore straziante e nello stesso tempo un intenso spasimante piacere.
Non mi era mai successo. Prima - No!
Prima non ero quello che sono oggi, ero in quella fase della vita in cui credevo di poter avere e fare tutto. Me lo ricordo quel gusto, quel piacere.
- Vedi una bella donna... la guardi da lontano. Ti avvicini e le dici: “Chi sei tu, meravigliosa creatura?” Seguiva cena a lume di candela... ecc... ecc...-
Quella era la fase della sfrontatezza dove non c'erano problemi se ricevevi un... No!
Oggi invece, mentre faccio questi cervellotici discorsi ho l'errata sensazione di non sapere cosa fare. Ma ecco lo scherzetto che ti fa il sistema biologico, raggiungi l'intimità con una persona prima di sapere le cose essenziali, su di lei.
Fin dal primo momento, hai capito che l'attrazione è esercitata da molteplici fattori (come parla, come mette in mostra il suo corpo, come sorride ad una tua battuta ecc...) poi c'è anche l'intuizione (è perfetta per me) più completa.
E l'attrazione tra i due non dev'essere necessariamente la stessa: lei può essere attirata da una cosa, come tu da un'altra.
È una parte dell'incanto, è la parte senza la quale niente sarebbe come vorresti che fosse.
Il sesso: ecco lo scatenante incanto necessario.
Le donne sono davvero tanto incantevoli, una volta tolto il sesso?
C'è qualcuno che trova incantevole un'altra persona di questo o di quel sesso se non nutre per lei un interesse di natura sessuale?
Ma cosa c'entra tutto questo giro di parole, diresti stando seduta al mio fianco: con le mie tette, i miei occhi e tutto il resto del mio corpo?
L'impulso selvaggio.
Questa è una commedia mia cara, si recita per creare un collegamento spontaneo alla lussuria.
Ma non sarebbe meglio andare subito al sodo? “Scopiamo!!!”.

*


Così quella sera ci incontrammo... cenammo in un delizioso ristorantino, alla fine della quale andammo a teatro, era in programma una commedia che non gustai appieno; passare la serata seduto accanto a te, avvolto nel tuo profumo e dal tepore della tua spalla appoggiata alla mia, sbirciando in continuazione il bel solco tra i seni della scollatura che l'abito metteva in evidenza avvolgendo il tuo bellissimo corpo, mi distraeva non poco.

Mi ero fatto un calcolo, mentre dal palcoscenico giungevano a noi le voci degli attori; è una quarta misura, ne sono certo, io di tette me ne intendo: hai due seni veramente importanti, molto belli, polposi e la pelle è bianchissima, quella pelle che, quando la vedi, ti fa venire la voglia di baciarla, di annusarla, di leccarla.
In teatro, seduti vicini nelle poltroncine di velluto, in penombra, nel forzato silenzio, nella parziale immobilità, la situazione era surreale. Cosa potrebbe esserci di più erotico, in una simile situazione nell'apparente quiete, avendo accanto un magnifico, eccitante corpo. Quanto avrei voluto impadronirmi delle tue mani, portarle alla bocca baciandoti le dita una dopo l'altra.

Dopo la commedia facemmo due passi discorrendo del più e del meno per sgranchirci le gambe, dopo quella lunga seduta ci voleva, il centro città era ormai semi deserto. La proposta venne spontanea; anche se a essere sincero fosse tutta la sera che la rimuginavo nei miei pensieri/desideri: “Ti va di passare da me a bere l'ultimo drink?"

“Okay - mi dicesti, ma solo dopo un attimo di riflessione, - questa è probabilmente l'idea migliore prima di salutarci.”
Arrivati a casa mia chiedesti di indicarti la via per il bagno: “Intanto tu metti della musica, che sia rilassante, ma anche stimolante” girandoti e facendo l'occhiolino mimasti un passo di danza con una mossa del bacino.
Tra le mie memorie mp3 trovai un pacchetto di brani abbastanza piacevoli, un mix di musica pop e classica.
Nel momento del tuo ritorno dai diffusori acustici si levava imperioso un melodico brano tratto da una sinfonia di Beethoven, d'impulso dirigendoti verso di me iniziasti a muovere scherzosamente le braccia in alto, come se a dirigere l'orchestra fosti tu e non un grande direttore.
Guardare i tuoi splendidi seni che sobbalzavano quasi volessero librarsi in volo liberandosi da quel leggero tessuto che li teneva prigionieri, mentre facevi finta di dirigere l'orchestra con la tua invisibile bacchetta era per me maledettamente eccitante e, forse, a quanto ne sapevo, era il vero motivo per cui fingevi di dirigere l'orchestra.
Non poteva esserci voluto molto tempo perché nella tua mente si formasse l'idea che continuare a fingere l'amicizia tra noi era pura ipocrisia.
Nei due sessi, infatti, non c'è un punto di blocco assoluto.
Non c'è modo di trattare razionalmente questo impulso selvaggio e sfrenato.
Il caos che procura l'eros è destabilizzante, il suo culmine è l'eccitamento.
Si torna ai primordi... il dominio in materia di sesso è sempre lei a decidere, è lei che sceglie, dove, come e quando.

Ad un certo punto scrutando nella mia libreria, un libro attirò la tua attenzione: non ricordo quale fosse il genere che trattava, anche se non dimenticherò mai quel momento.

Con movimenti sinuosi accompagnandoti con la musica ti sedevi nell'angolo del divano, facendo una torsione con il busto e, con il libro appoggiato sul bracciolo iniziavi a sfogliarlo; a causa dell'inclinazione e del tuo sporgerti in avanti, l'orlo del vestito si alzò verso l'alto, mettendo in mostra le tue bianche natiche avvolte in una leggera mutandina nera, ne vidi chiaramente la forma, al momento pensai alla casualità, fu il leggero movimento della testa rivolta verso di me che mi fece capire che era l'invito a rimirarle: - guarda com'è sono tonde - la prima mossa come speravo l'avevi fatta tu.
Adoro guardare quel tuo corpo alto, pieno, in te vedo la carnalità femminile, ed è carne buona, abbondante, ed è per questo che quando la vedi ringrazi il creatore di averci donato cotanta bellezza.
Eri lì, non proprio distesa, ma comunque, con le natiche girate verso di me. Una donna cosciente del proprio corpo come lo sei tu, si comporta così lanciando l'invito: - che aspetti.
L'istinto sessuale mi dice che quel culo leggermente velato, messo sfacciatamente in mostra, è la prova che non devo più reprimere il desiderio di toccarlo, ho visto come lo muovevi mettendolo in mostra mentre ti dirigevi verso il bagno.
Era l'esposizione perfetta.
Cominciai titubante ad carezzare quei candidi globi con il timore di un rifiuto... che non arrivò.
Dicesti: “Lo sai che questa è una strana situazione, non potrò mai essere legata a te, abbiamo due vite differenti.”
- “Non esistono le differenze se c'è il desiderio di donare e donarsi.”
- “Ti prego, resta con me.”
Vidi il tuo viso accendersi in un sorriso: “Okay, per ora, per questa notte... ma non potrò mai essere la compagna della tua vita.”
“D'accordo”, dissi e, nel mentre riflettevo; cosa le fa pensare una situazione simile, mai nella nostra amicizia avevamo incluso questa eventualità.

La vita certe volte ti fa delle sorprese impensabili... non importa la differenza d'età, no, non è quello che ti preoccupa... ti sto toccando il culo e cosa mi vieni a dire? Che non potrai mai essere veramente mia.

Non sapevo esistessero ancora simili donne, sei decisamente più originale di quanto immaginassi.
“Io amo il mio piccolo mondo, - mi dicesti - amo l'intimità della mia famiglia, per questo, non potrò mai essere veramente tua.”
Quella tua ingenuità, unita a quel tuo corpo meraviglioso, così allettante... quella prima sera, non mi sentii più sicuro di poterti scopare.
No, non importava quello che mi dicevi: eri così maledettamente bella che non soltanto non riuscivo a resisterti, ma non vedevo come avrebbe potuto farlo chiunque altro, e fu in quel momento, mentre le mie dita giocavano con l'orlo dello slip e accarezzavo gli stupendi sodi globi spiegandomi, che mai avresti potuto essere solo mia, che nacque la mia tremenda gelosia.

E così finimmo in camera da letto... tutto accadde così in fretta.

Ti spogliasti, con movimenti lenti, studiati, era di seta nera il tuo intimo, un completo molto sexy, sconvolgente il contrasto con la candida pelle.
Rimasi sorpreso non poco da tanto ardire.
Adesso lo so che l'hai scelto perché volevi piacere, piacere? Tu sei la fine del mondo da vestita.
Sono certo che l'hai scelto non solo per vedere la mia reazione, ma anche per ammirare il tuo corpo accarezzato dalla seta, compiacendosi di quello che vedi.
“Qualcun altro deve vedere tutto questo.”

Noi uomini non abbiamo idea, di quanto sia intelligente o stupida, di quanto sia superficiale o profonda, di quanto sia innocente, di quanto sia consapevole, di quanto sia furba, saggia, persino perfida la donna. Con una donna padrona di sé dotata di una simile forza sessuale, non ne hai idea e non l'avrai mai. Quel groviglio che è il suo carattere non lo vedi, è offuscato dalla sua bellezza.

Rimasi turbato, profondamente turbato, quel corpo era troppo per me.
“Guardami” dicesti, mentre mi scrutavi cercando di capire quello che provavo in quel momento, mentre lasciavi scivolare ai tuoi piedi, denudandoti, quell'esiguo tessuto. Mio Dio che magnificenza possono creare due amanti nell'atto più puro dell'amore. Sì, perché quel giorno su di loro scese la mano divina, concependo questo audace, sensuale corpo.
Il viso incorniciato dai corti corvini capelli, facendo risaltare i luminosi occhi e le labbra dal colore del rubino. Due cose tra le altre attirarono la mia attenzione, in quel magnifico corpo dal candido colore dell'avorio.
La prima ad attrarmi furono, i seni, i seni più belli che abbia mai visto, e di seni, ne ho visti un bel po', erano tondi, pieni, perfetti, col capezzolo che sembra essere messo li per essere adorato, baciato, quel capezzolo tra il rosa e il bruno chiaro che è così eccitante.
La seconda parte in quel generoso corpo era il pube... liscio, glabro. Con la forma del sesso che si stagliava tra le cosce in primo piano, gonfio, con quel taglio simile ad una albicocca pronta ad essere sorbita con delicati morsi.
Con un veloce gesto scostai le coperte e tu ti lasciasti andare nel mio letto, in un lampo mi sbarazzai dei vestiti, rimanendo anch'io nudo al tuo cospetto, il mio grande corpo con il pene quasi in perfetta erezione, tu allungasti le braccia verso l'alto, mettendo in mostra le ascelle perfettamente depilate cosparse di un umida sudorazione; mi chinai a leccarle, a baciarle, provocando in te brividi e gridolini.
Eri stupendamente bella, con quelle sontuose tette, che strinsi tra le mani appoggiando il viso in quella profumata morbidezza, per poi scendere a gustare il frutto che avevi messo in mostra in tutto il suo splendore aprendo le cosce dalla delicata pelle. Intuii subito che quello era il tuo punto erogeno, un urlo strozzato usci dalla tua gola quando la mia lingua lambì più e più volte la clitoride indurita come un piccolo cazzetto. Il tuo corpo sobbalzava ad ogni mio stimolo, inarcandosi, la mia testa spinta dalle tue mani in quella mia deliziosa prigione delle tue cosce. I tuoi gemiti e tremori si susseguirono per alcuni minuti, la mia bocca era grondante dei tuoi umori, mi tirasti per i capelli facendomi scivolare sul tuo corpo.
Nella tua bocca trovai il fuoco della passione e, già quella prima volta, accettasti di buon grado di sederti su di me, lasciandomi la visione del tuo corpo ondeggiante. Dopo l'insicurezza iniziale ti impadronisti completamente di me, spingendo a fondo dentro la fica il cazzo con violenti assalti. Fui costretto a rallentare questo tuo spasmodico momento, tirandoti a me baciando quel tuo viso trasognato, dimentica di tutto, gli occhi chiusi, presa da un impulso irrefrenabile, come quando fingevi di dirigere un'orchestra.
Immagino che ti stessi abbandonando completamente, ma era troppo importante per me farti assaporare l'estasi di due corpi uniti nell'orgasmo finale.
Poiché sapevi com'erano seducenti le sue tette, volevi che io potessi goderne nel vederle danzare mentre ti muovevi su di me, avevi accettato di salire sul mio corpo mettendoti a cavalcioni sul mio ventre.
Per essere la nostra prima scopata, mi sorpresi quando di tua spontanea volontà cominciasti a giocherellare con le tette attorno al mio cazzo. Ti sporgesti in avanti mettendoti il cazzo tra i seni, per farmelo vedere mentre me lo stringevi tra le tette mimando l'andirivieni del coito. Sapevi quanto mi eccitava quella vista, la pelle delle tette sulla pelle del cazzo, un tutt'uno da sballo.
Ricordi quello che ti dissi? “Ti rendi conto che hai i seni più belli che io abbia mai visto?”
E tu come una segretaria precisa che non dimentica mai nulla dicesti: “Sì, lo so, vedo come reagisci guardando le mie tette.”
“Amo, il tuo corpo, amo i tuoi magnifici seni, amo toccarli, amo affondare il viso in quella morbidezza, amo il loro odore, amo la loro pelle liscia, li amo, non mi stancherò mai di dirlo.”

Non ho mai capito il perché voi donne, iniziando dall'adolescenza non vi sentite sicure del vostro corpo, gli trovate mille difetti, vi lamentate di qualcosa di cui non dovreste affatto lamentarsi. Arrivando addirittura ad occultare come se fosse un difetto da tenere ben nascosto, il seno, c'è una vergogna di cui non si riesce a capirne l'origine, tocca a chi vi sta vicino e vi ama rassicurarvi, farvi capire il piacere che da la visione di quella parte anatomica, da cui dovreste trarne vanto nell'esporla e, nel sentirsi guardate.


L'assalto finale da parte mia su quel corpo opulento durò il tempo giusto per mandarci in estasi, dopo gli ultimi affondi uscii ponendomi sulle tette che irrorai con una calda eiaculazione.


Dopo quella prima volta ci vedemmo in altre occasioni.

Ma quando facevamo l'amore, nei primi tempi eri troppo focosa. Ti davi troppo da fare per stupirmi... - calmati, affiatati a me - ti dicevo, meno energia, devi usare più grazia, se vuoi controllare l'impulso.
La prima volta che me lo succhiasti, muovevi la testa come una forsennata con la rapidità di un martello pneumatico... mi fu impossibile non venire molto prima di quanto avessi voluto, ma poi, appena arrivai allo spasmo, ti fermasti in attesa di vedere lo schizzo dello sperma... per me fu come venire senza godere.
Nessuno nelle tue precedenti esperienze ti aveva mai detto che non devi smettere proprio in quel momento?

Dopo quel primo momento cominciò una turbolenta relazione... mi cercavi ad ogni ora del giorno e della notte, con il pensiero fisso: fare all'amore, fare sesso sfrenato in tutti i modi possibili.

Come quella sera che eri stesa sul mio letto sotto di me, in attesa che ti aprissi le gambe e te lo ficcassi a fondo in quella tua umida fica, tutto dentro in quella rosea bocca fagocitante; ti spinsi due cuscini sotto la testa e tirandoti su ti feci appoggiare alla spalliera del letto, con le mie ginocchia ai lati del tuo corpo e il mio culo seduto sul tuo petto, mi sporsi verso il tuo viso e senza alcun indugio te lo feci scivolare in bocca spingendo a fondo. Mi ero stancato dei tuoi pompini meccanici, senza fantasia, volevo sconvolgerti, ti tenni, immobilizzata tenendoti per i capelli, due grosse ciocche nelle mani, tirate verso di me, come fossero redini, volevo domarti come si fa con una cavallina selvaggia.

Il sesso, sa essere in certe occasioni veramente brutale, quest'uomo non è un bruto, ma conosce la brutalità e se costretto la sa praticare. Quando alla fine il mio vibrante corpo raggiunse l'orgasmo riempiendoti la bocca mi sentii soddisfatto, staccandomi vidi la tua espressione, eri furiosa, gli occhi lampeggiavano odio, dalla bocca aperta ansimante, colava il risultato del mio godimento. Troneggiavo su di te - in ginocchio, gocciolante - guardandoti freddamente negli occhi; mi mostrasti i denti serrati, come a volermi dire - ecco cosa avrei potuto fare se solo l'avessi voluto.

Eri bellissima nella tua furia, non lo dimenticherò mai.
Questo fu il vero inizio del tuo dominio... ero l'artefice del tuo dominio su di me; avevo forgiato un'amante sensuale, esperta, cattiva quanto basta.

La maggior parte della gente rimane sbigottita dalla differenza di età, ma è proprio questo che ci attira, non sapendo che quello che li lega è una forte attrazione erotica e un grande amore per la vita.

Nel nostro caso è la differenza d'età che ci permette di sottometterci a vicenda nelle nostre scorribande tra le lenzuola, ed è una sensazione unica, ricavandone sia il piacere della sottomissione che il piacere del dominio.

La gelosia...


Un giorno qualcuno ti porterà via da me... lo sento... lo conosco.

So di cosa è capace lui, perché quel giovane uomo sono io.
Vedo che ti segue con lo sguardo mentre attraversi la grande piazza, ti segue con lo sguardo, ti si avvicina, come ho fatto io quella sera che ti accompagnai a teatro.
Tu che calzi stivali di pelle, con un abito che risalta le tue esplosive curve. Che schianto di femmina in quella tiepida sera d'autunno, che sbatte sfacciatamente in faccia alla gente la sua bellezza, per farsi desiderare e ammirare da tutti. Mostrando a tutti la sua felicità.
Quella stupenda donna sta venendo da me.
Quando, infine, la perderai e, questo prima o poi succederà, rammenterai tutto quello che c'è stato con lei... quando se n'è sarà andata, la ricorderai com'era con te, giovane uomo che non sei più.
La vedrai camminare così leggera nel suo elegante vestitino, avanzando verso di te – novella dea dell'amore – e superandoti sparirà, sfuggendo per sempre ad ogni tuo controllo.

Un'opera d'arte, tu sei donna rara, la bellezza nella sua forma più classica, ma viva! 

Il mio desiderio!
La tua bellezza è semplicemente tutto quello che sei senza toglier niente senza aggiungere altro.


*

Ieri non è che un sogno e domani è solo una visione, ma ogni giorno ben vissuto rende ogni ieri un sogno di felicità ed ogni domani una visione di speranza.

- Roberto Norberti -


Art by Andrew Brady, England, 1971
























Quando si negano le parole
e non danza il verbo
sul polline della terra,
questo è il silenzio.

Come se la morte
intrappolasse i suoni
nella sua oscura confraternita.

Allora sono solita chiamarlo
e condividere i suoi muti cenni di trincea.

Sono la convitata di pietra
nel suo taciturno territorio
e lì faccio nidi di parole
in cui depongo le uova.

Carmen Yáñez, Santiago del Cile, 1952 - da Paesaggio di luna fredda