martedì 12 dicembre 2017

Art by Vie Dunn-Harr











O voi ne 'l meriggio tranquille verdissime linfe
tra le schiance, tra' giunchi, tra le fiorenti canne,
deflue; sfavillanti in tremule linee di argento
lunge, da presso come smeraldi, a 'l sole,
date a 'l mio distico il mite fruscio e la pace
de 'l verde! voi 'l riflesso de' pioppi bianchi
date!...
Sta su 'l vertice fulvo de 'l monte il castello diruto
e, bieco falco, guarda ne la convalle;
mira de la spietata aridezza de 'l vertice questi
d'aria di piante d'acque giulivi amori.
Che la bufera ti strappi, o albergo maligno di gufi,
vana minaccia, spettro di medioevo!
A te, ecco, io mostro i miei bianchi sanissimi denti
giocondamente in risa, io golïardo novo,
io che qui sotto l'ombre de' salci, sommerso ne l'erba,
fantastico di Lalla bianca tra la verdura,
fantastico di greggi lascive pe' i pascoli, quali
vedeva a' fonti scendere Teocrito,
mentre la mia musa mollissimamente si culla
su un letto di foglie tenere in mezzo a 'l fiume.
Ozi d'Arcadia. Pispigliano l'erbe d'intorno
con ondeggiare vasto a l'aure, e li alberi.
Io sento a pena fluire le gelide linfe
e dileguare languido l'esametro
teocriteo ne 'l cielo di perla, ché a li occhi si fonde
il paesaggio, verde ne 'l sonno sfuma...

Gabriele D'Annunzio
Art by Valery Vetshteyn








Estranea m’è la lana rugginosa della chioma
E quasi ostile l’ubbidienza del muscolo nel braccio

Ma com’è familiare e devota
La torsione del tuo collo vicino
A me appartiene anche
La freccia degli uccelli migratori
Nel tuo occhio nuvoloso
Scoccata cosí sicura nella mia mente che scoppia
A rapirmi il sangue fiottante

Come adattata alle mie mani
La tenera curva della tua spina dorsale
Le tue ali appena visibili
Fatte di vanni di uccelli infranti
E il tuo corpo plasmato di neve

Yvan Goll: “Erba di sogno”

domenica 10 dicembre 2017

Art by Jenny Saville, 1970 inglese membro del Young British Artists

”NON SONO CONTRO L’ARTE CONCETTUALE. NON PENSO CHE LA PITTURA DEBBA ESSERE RIVALUTATA. L’ARTE RISPECCHIA LA VITA, E LE NOSTRE VITE SONO PIENE DI ALGORITMI, COSÌ MOLTE PERSONE VOGLIONO FARE ARTE COME SE FOSSE UN ALGORITMO. MA IL MIO LINGUAGGIO È LA PITTURA, E LA PITTURA È L’OPPOSTO. C’È QUALCOSA DI PRIMITIVO IN ESSA. IL BISOGNO DI FARE SEGNI È INNATO. È PER QUESTO CHE QUANDO SI È BAMBINI SI SCARABOCCHIA.”























Non è che l’ombra del silenzio
questa parola che irrompe
e sgorga necessaria come tutto il bene
che in questo momento è compiuto
nel basso della terra
e si misura ad altezza d’uomo.Le coste hanno luce
di rami spezzati
e gli schiocchi del mare
mordono il fiato al vento.
Risale a fatica l’orizzonte
col senso di noi offerti
in sacrificio alla creazione.

Fammela bella l’anima e radiosa
che poi si salta, si cambia quota.Ora mi siedo e scrivo
da dentro questa fonte mai sazia
dove a volte il silenzio ha la meglio
ma di nuovo mi feconda la vita
mi seduce la scrittura
concupiscente e casta.

È qui senza stagione
con fede forse
spiraglio di cauta ragione
e addenta il tempo
come addentano il mare i pontili
o sta come le cose
nella quiete dei ripostigli.Parlami che cigola la notte
sotto i passi di chi veglia
e sogna terre emerse
e orizzonti capovolti al senso
e iguana immobili al sole
cortecce di carne ammansite
in ere lontane
mentre ora un tempo incredulo
avanza nel corpo dei folli.

Lucianna Argentino

sabato 9 dicembre 2017

Art by Evelyn Embry











 

Il mio libro sei tu, mio vecchio amore:
ti ho letto le tue vertebre, la pelle
dei tuoi polsi, ho tradotto anche il fragore
dei tuoi sbadigli: dentro le tue ascelle

ho inciso il mio minidiario: il calore
del tuo ombelico è un tuo glossario: nelle
xilografie delle tue rughe è il cuore
dei tuoi troppi alfabeti: alle mammelle

dei tuoi brevi capitoli ho affidato,
mia bibbia, le mie dediche patetiche:
questo solo sonetto, io l’ho copiato

dalla tua gola, adesso: e ho decifrato
la tua vagina, le tue arterie ermetiche,
gli indici tuoi, e il tuo fiele, e il tuo fiato.

Edoardo Sanguineti: "Radiosonetto"

venerdì 8 dicembre 2017

Art by Serge Marshennikov











Si smemora la sera sulle alture.
È un altro giorno che muore
e una pace profonda ci tiene.
Sulla frontiera dei monti
il sole silenzioso s’immerge.
Bisbigliano i nidi nell’ombra.
Soltanto si odono i passi
ritmati di noi che discendiamo
dalle colline verso la città che si distende
brulicante di vicoli e strade,
dove luci infinite s’accendono
a contrastare la tenebra che avanza
minacciosa, per conquistare il mondo.

Duro è stato il cammino,
lunga l’attesa.
E sempre incombente il pericolo
del piede posato sul sasso
cedevole, della terra franante
sulla scarpata, dello sterpo
aguzzo, della vipera
che sbuca veloce dall’ombra
col suo morso assassino.

La meta è laggiù
che ognora più s’avvicina.
Grandeggia. Già la tocchiamo
col cuore che avvampa.
Rapidi verso di essa
muoviamo, mentre più lievi
si fanno i passi
e con i passi i pensieri.

Tra poco sarà pace, tra poco
cesseranno la fatica e l’arsura
degli erti sentieri.

S’accende in noi una nuova certezza,
una nuova speranza ci schiara.
Meno avara è la vita
che ci racchiude.

Meno ardui,
nell’ora che lenta si schiude,
ne avvertiamo i misteri.

Elio Andriuoli