lunedì 20 marzo 2017

Art by Giulio Aristide Sartorio





























Il munifico sire Autunno, il dio
cui non più la matura uva compone
intorno il nero crin cerchio d’oblìo
né come al fauno del selvaggio Edone
alto in man brilla il cembalo giulìo
(ben cingon la sua fronte ardua corone
di gemme e l’occhio cerulo gli langue
profondamente quasi che del sangue
ei nudrisca una lenta passione)


riverso in nube per i vitrei seni
lucida al sole come un rogo ardente,
quali d’àrbori forme in rii sereni
vede pender ne l’aria agilemente
i fastigi de’ templi, e sciolta ai leni
spirti de l’aria dà la chioma aulente
che il ciel solca, celeste fiume d’oro,
dietro lasciando un fremito sonoro
a cui guardan le turbe umane intente.


Lui seguon pe ’l viaggio, in un corteo
lungo e composto, cento giovinetti.
Han l’arco più che quello d’Odisseo
grande e lunato, in fascio han dardi eletti;
anche han palvesi; e portan su ’l febeo
capo una sorta di vermigli elmetti
ricoprenti la gota, a mo’ de’ Frigi,
a mo’ del biondo cavalier Parigi.
Nudi e in tutte le membra ei son perfetti.


Perfetti come se dal fior de’ parii
marmi avesseli tratti Prassitèle,
muovono insieme i cento Sagittarii,
al magnifico iddio coro fedele.
Brandiscono i gravi archi in gesti varii,
però che frema ne la man crudele
il disìo de la strage e de la gloria
e risuonino ancor ne la memoria
le gran selve terrestri, di querele.


Argàbalo n’è il buono imperadore
che tiene in pugno il gonfalon levato,
Argàbalo che molto dal signore
teneramente è sopra gli altri amato.
Aureo porta l’elmetto e un giustacuore
nitido, di finissimo broccato.
Adergesi com’aquila in ardire,
su ’l capo udendo il gonfalon garrire.
Brilla di gemme il piede coturnato.


Così va la milizia, al suo comando,
raccolta presso il dio; ma se in cortesi
ludi per l’aria s’apre a quando a quando
come s’apre un’aurora, a vol sospesi
guizzano i corpi snelli balenando
e co’ i dardi e co’ li archi e co’ i palvesi
fingon nuove a la vista meraviglie.
Alto ridono, simili a vermiglie
fiamme, gli elmetti dal gran sole accesi.


Il dio, poggiato in su la palma il mento
imberbe, a torno gli occhi umidi gira.
– Non più – mormora – i giuochi de’ miei Cento,
cui par che guidi il suono d’una lira
così nobile è il lor componimento
e armoniosa la lor flòrea spira,
non più recan diletto al cuor profondo!
Qual male ignoto dentro me nascondo,
che sì forte mi crucia? – il dio sospira.


Sospira ei dietro a la sua disianza
ignota; e chiama il buono imperadore.
– Fa che cessi d’in torno ogni esultanza,
o Argàbalo, però che del mio cuore
il Dolore abbia fatto la sua stanza! –
Pronti, al comando, frenano l’ardore
i Sagittarii; e seguon tristamente.
Suonano ancor ne la memoria ardente
le gran selve terrestri, di clamore.


Di clamore e de l’armi e de’ gran corni
risonavan le selve al lor passare.
Vedeansi lungi per i bui soggiorni
i meandri de’ fiumi balenare.
Se i nudi cacciatori in su’ ritorni
venìa la ninfa pavida a spiare,
scorgeano quelli in tra la fronda il molle
velo, ed un foco in tutte le midolle
correva. – Oh non mai van perseguitare!


Oh dolce cosa ancor di sangue tinti
premere l’orme de la fuggitiva
giovine, a gara per que’ laberinti
ove i culmini il vespero feriva;
lei ghermir; tra la chioma di giacinti
cogliere il fior de la sua bocca viva! –
Seguono in van la desiata effigie.
Tal fino al labro era ne l’ende stigie
Tantalo, e il bel giardin vicin fioriva.

Gabriele d'Annunzio: L’allegoria dell’Autunno





sabato 18 marzo 2017

Art by Hervé Scott Flament

























La grande avventura della nostra vita. Che cosa significa morire quando si può vivere fino alla fine del mondo? E che cos'è la "fine del mondo", se non un modo di dire, perché chi sa anche soltanto cos'è il mondo stesso? Ormai ho già vissuto due secoli e ho visto le illusioni dell'uno completamente distrutte dall'altro, sono stato eternamente giovane ed eternamente vecchio, senza possedere illusioni, vivendo attimo per attimo come un orologio d'argento che batte nel vuoto: il quadrante dipinto, le lancette delicatamente intagliate, che nessuno guarda, e che non guardano nessuno, illuminate da una luce che non era luce, come la luce alla quale Dio creò il mondo prima di aver creato la luce. Tic-tac, tic-tac, tic-tac; la precisione dell'orologio, in una stanza vasta come l'universo. 

"Il male è un'opinione" mi sussurrò. "Noi siamo immortali. Abbiamo davanti ricchi festini che la coscienza non può apprezzare e che gli uomini mortali non possono conoscere. Dio uccide, e così faremo noi; indiscriminatamente Dio prende il più ricco e il più povero, e così faremo noi, perché nessuna creatura soggetta a Dio è come noi, nessuna è così simile a Lui come noi, angeli tenebrosi non confinati entro i limiti maleodoranti dell'inferno, ma erranti per la sua terra e per tutti i suoi regni."
Anne Rice: "Intervista col Vampiro"













mercoledì 15 marzo 2017

Art by Annie Cassez









Le rose erano tutte rosse
e l'edera tutta nera.

Cara, ti muovi appena
e rinascono le mie angosce.

Il cielo era troppo azzurro
troppo tenero, e il mare

troppo verde, e l'aria
troppo dolce. Io sempre temo

- e me lo debbo aspettare!
Qualche vostra fuga atroce.

Dell'agrifoglio sono stanco
dalle foglie laccate,

del lustro bosso e dei campi
sterminati, e poi

di ogni cosa, ahimé!

Fuorché di voi.

Paul Verlaine




































martedì 14 marzo 2017

Art by Watchara Klakhakhai



Scorrendo 

L'unica certezza che ho 

Di frugarmi l'anima 

Quando sola bramo

e sospiro d'Amore

Mi sento libera 

Libera di morire

e poi rinascere

E poi di nuovo morire

fino a sprofondare i sensi

nel cratere del naufragio 

E poi di nuovo rinascere 

a lumeggio del gusto 

Fino al tramonto dei miei 

coscienti pensieri 

Senza inganno 

Senza tradire a me stessa 

Senza falsi specchi o piumeggi 

Mani nude

nelle acque del piacere

Ad impazzire capovolta

su di te

E tu imprigionato follemente

in me

Ad ali spiegate della mia libertà...

Catherine La Rose